Se un'ape ti ronza intorno al tavolo, è possibile che stia imparando a riconoscerti. Non è un modo di dire.

Il cervello di un'ape è grande più o meno come un seme di sesamo e contiene meno di un milione di neuroni. Nonostante questo, in una serie di esperimenti condotti da Adrian Dyer e colleghi, pubblicati sul Journal of Experimental Biology, alcune api hanno imparato a distinguere fotografie di volti umani. Il metodo era semplice: davanti all'immagine giusta trovavano una goccia di acqua zuccherata, davanti a quella sbagliata no. Dopo l'addestramento continuavano a scegliere il volto corretto anche senza ricompensa, e alcune se lo ricordavano a distanza di giorni.

Attenzione però a cosa significa. Le api non riconoscono le persone come facciamo noi, e per loro un volto non è un volto: è un disegno, una configurazione di elementi. Due macchie scure in alto, una linea verticale al centro, una orizzontale sotto. Quando i ricercatori spostavano o rimescolavano quegli elementi, le api sbagliavano.

È lo stesso meccanismo, chiamato elaborazione configurale, che usiamo anche noi. Ed è il motivo per cui una foto capovolta ci sembra all'improvviso difficilissima da riconoscere.

Fonti

  • Dyer e colleghi, Journal of Experimental Biology, studi sul riconoscimento dei volti nelle api
  • ScienceDaily, gennaio 2010, sul riconoscimento configurale nelle api